Se a qualcuno di voi è capitato di attraversare Pesaro in bicicletta, si sarà sicuramente accorto dell’insufficienza delle piste ciclabili e di ogni qualsivoglia accorgimento atto a tutelare tutti quei cittadini che decidono di utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto.
Quando si parla di piste ciclabili, il comune risponde con il proprio ambizioso e premiato progetto: la bicipolitana.
Non c’è che dire. Davvero una bella progettazione. Linee di piste ciclabili che collegano tutta Pesaro in modo radiale e tangenziale.
Peccato che i lavori vadano a rilento e non siano ambiziosi come l’intero progetto. Attualmente, a distanza di anni dal lancio del progetto, la percentuale di linee effettivamente progettate e realizzate è davvero esigua rispetto a quelle previste dall’intero progetto. Attraversare la città risulta ancora difficoltoso.
Sembra che a Pesaro parlare di traffico significhi parlare solo di parcheggi auto. La discussione va avanti su nuovi parcheggi, nuove aree blu e l’attenzione al potenziamento della viabilità dei velocipedi sembra relegata ad un secondo piano.
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Ma chi prova veramente ad attraversare Pesaro in bici si trova prima o poi a scontrarsi con un grande dilemma: come devo comportarmi nelle rotatorie? Già, le rotonde, panacea di tutti i mali del traffico ed incubo dei ciclisti.
Oppure: come devo comportarmi negli Interquartieri? E nel nuovo Ponte Giovanni Paolo II?
E se devo attraversare qualsiasi strada, o meglio, una rotonda?
Il codice della strada (lo ricorda anche il comune dal proprio sito) dice, a proposito di questo ultimo quesito, che il ciclista è obbligato a scendere dalla bicicletta ed ad utilizzare gli attraversamenti pedonali.
Quindi, o il ciclista per attraversare una rotonda si trova a fermarsi ed a scendere due o più volte dalla bicicletta, oppure prova, contravvenendo le regole, ad attraversare sulle strisce pedonali sperando che non lo buttino sotto.
La cosa disarmante è accorgersi che sarebbe bastato dotare la rotonda di attraversamenti ciclabili e pedonali, una soluzione di una semplicità indicibile, attuata in tanti Comuni Virtuosi, che evidenzia come chi progetti la viabilità di Pesaro non abbia una minima attenzione alle esigenze dei ciclisti, se non una minima competenza in questo campo.
Nell’attesa che la realizzazione dell’ambiziosa rete ciclabile si concluda nel più breve tempo possibile, ci piacerebbe che l’amministrazione comunale (attuale, ma anche la futura) migliorasse la vivibilità della città da parte dei ciclisti, partendo da piccoli ma significativi accorgimenti.


@Zauker
Innanzi tutto saluto l’autore dell’articolo, che da molto tempo non vedo.
Poi mi chiedo:
chi ha inventato il termine “ciclopolitana” ?
Deve averlo inventato un tipo molto pieno di sè che non ha una minima idea del senso dei giusti rapporti.
Ciclopolitana è assonante con metropolitana, quindi questo termine potrebbe essere usato solo nel caso di una effettiva rete capillare di piste ciclabili, che, per essere tale a Pesaro, doveva crescere assieme alla città e quindi esserne un pattern caratteristico di progetto.
In realtà le piste cisabili a Pesaro si costruiscono da meno di 10 anni, dunque, dov’è la rete capillare e dove il pattren di progetto?
A Pesaro le piste ciclabili degne di tale nome sono:
1-la Pesaro mare- FossoSejore
2-la Pesaro ponte Soria-H San Salvatore centro
3-la parallela del Genica lungo via Belgioioso
4- la ponte Soria-Baia Flaminia
5-un piccolo ramo lungo il Foglia appena abbozzato
5-un tratto verso la Celletta
ovvero quasi nulla rispetto al territorio comunale.
Infine per rispondere a qualche domanda dell’autore, posso dire che nel ponte dell’interquartieri è meglio passare nel camminamento laterale, stretto e angusto che quasi quasi ti senti in gabbia, ma almeno corri meno rischi…
Insomma il risultato è assolutamente deludente!
Consiglio quindi i cittadini a non abboccare al fascino di qualche buon fotogramma di sistema!
Qui ragazzi posso parlare veramente a “ruota libera”, su questo tema sono preparatissimo, la mia immensa cultura viene da anni di adozione del trasporto ciclistico da e per ogni dove.
Il progetto “ciclopolitana” e soprattutto la ciclabile fino al fosso seiore fanno entrare di diritto Pesaro fra i comuni virtuosi (perché in effetti c’è chi fa molto meno) e l’amministrazione ha scelto una tattica attendista piena di buone intenzioni che è molto utile per rimanere fra i comuni virtuosi. Alla luce dei fatti le opere sono poco importanti, alle volte ridicole (vedi i 300 metri su una riva del fiume Foglia) e soprattutto completamente slegate (per ora) fra loro, si potrebbe anche dubitare che dietro ci sia un progetto “globale” come la “bicipolitana”.
Ma il comune prende i 300 metri di quà, i 150 di là, i 5 chilometri in riva al mare di sù, via Belgioioso di giù, li somma e annuncia che Pesaro ha un’ottima rete ciclabile che è cresciuta negli ultimi anni in modo notevole.
E voilà siamo virtuosi anche perché visto il panorama italiano in fatto di ciclabili…..
In effetti ai nostri amministratori delle ciclabili non gliene può fregare di meno oppure gli interessa fino al punto in cui l’opera o anche solo il progetto ha un potere propagandistico.
Comunque sia e comunque vada e qualunque politico ci sarà:
buona pedalata a tutti!
@i poeti resistenti
Il criterio di giudizio relativistico è più complicato ma permette a chi ha la pazienza di attuarlo di conoscere meglio la realtà.
A.Einstein, a proposito della relatività del tempo, diceva:”un’ora passata con Marilin Monroe dura meno di un’ora passata ad ascoltare Vivaldi”.
Un gay, ovviamente, potrebbe dire esattamente il contrario.
Ma le due osservazioni, messe assieme, valgono di più di ciscuna di esse.
I nostri governanti, ad ogni livello, non relativizzano alcunchè, ma annunciano tutto, senza confronti, col criterio deterministico ed anche mediatico, che fa molto moda.
Pesaro, rapportata alle altre città, ha un discreto kilometraggio di piste ciclabili , ma quanti altri km di ciclabile avrebbe potuto avere, tenuto conto del fatto che la città è piatta , che c’è stata una indubbia costante nella governance di oltre 60 anni e che sono venuti a progettare la città urbanisti di grido in svariate circostanze?
Quanto inquinamento in meno avremmo avuto se la rete delle ciclabili fosse stata più ampia e soprattutto più continua? Quanto risparmio energetico in più?
Ma non ci sono solo i governanti!
Spaventa infatti il modo con cui la gente comune si adagia alle proprie scelte, considerate sempre di un sacro determinismo, rinunciando così al criterio relativistico.
Ne volete qualche prova?
Mio figlio, che torna ogni tanto da Milano,interrogato sulle tendenze elettorali delle sue amicizie, mi ha detto:
“chi vota a sinistra, continua a farlo… e lo stesso fa chi vota a destra.. e lo stesso fa chi non va a votare!
Il mio barbiere, di sicura fede di sinistra, vota il partito che sta più a sinistra, anche se questo è alleato a Ceriscioli!
L’eccezione è LiberixPesaro… 5 anni fà nettamente contro Ceriscioli, ora interessata al confronto con lui !
Sembrerebbe che il criterio relativistico sia applicato, in questo caso!
Ma quanti sono i LxP ?
Pochi…. moooolto pochi….pochissimi!
Dunque non sono scelte che contano!
Quando si parla di bici, mi viene sempre da citare gli esempi esteri, anche se forse stranamente non sarebbe il caso, fa troppa invidia…
A Copenhagen ero rimasta colpita dalla rete di piste esatto specchio di quella delle strade con tanto di semaforino all’altezza del ciclista ad ogni incrocio.
A Vienna (e in tante altre città) è in funzione una rete di noleggio bici che copre tutta la città, in molti casi il tempo iniziale (la prima ora a Vienna p.es.) è gratuito, facilitando gli spostamenti da un punto ad un altro della città…
Il problema è che da troppo tempo gli assessori adibiti alla viabilità, confondono la gestione della mobilità con la gestione del traffico automobilistico!