IL SENSO DI UNO SCIOPERO
Devo ammettere che fino a tre giorni fa avevo seri dubbi sul senso dello sciopero indetto dall’Unicobas per il prossimo 9 ottobre. Ho pensato che il mio sindacato dopo aver azzeccato la data dello sciopero dello scorso anno (3 ottobre 2008, l’unico sciopero utile come collocazione temporale, visto che la famosa e super partecipata astensione dal lavoro del 30 ottobre è giunta terribilmente in ritardo sia rispetto all’ondata di proteste che già era partita spontaneamente nelle scuole di mezza Italia sia rispetto ai tempi del parlamento, dato che il decreto Gelmini, in spregio a chi scioperava, è stato approvato lo stesso giorno dello sciopero!).
Venerdì scorso, quando mi è stato sottoposta da parte della segreteria della mia scuola (I.C. Gaudiano) la comunicazione dello sciopero, ho detto alla bidella che ci avrei pensato.
Poi è successo qualcosa. Con una telefonata, una giovane collega della scuola Carducci mi
chiedeva i motivi dello sciopero. Le ho risposto che erano tanti, tutto quello che non va nella “riforma”: dalle compresenze azzerate ai precari che sono a casa, ai finanziamenti che saranno sempre meno, alle supplenze che non ci saranno più. La collega mi ha riferito che lei aveva già apposto la propria firma per l’adesione allo sciopero e come lei anche un’insegnante precaria .
Allora mi sono ricordato che negli anni ‘70 e ‘80 spesso avevo scioperato da solo (allora con la CGIL), e così pure negli anni ’90 (con le varie sigle del sindacalismo di base, o con la stessa CGIL), senza mai curarmi tanto né del numero di aderenti allo sciopero nella mia scuola, né della sigla sindacale che lo aveva proclamato, ma spinto solo dalla validità delle motivazioni e delle rivendicazioni. Cos’è cambiato da allora? In quegli anni nessun governo democristiano o di centro sinistra si è mai sognato di voler distruggere la scuola pubblica. Si scioperava per ottenere miglioramenti. Ora invece siamo di fronte ad un attacco senza precedenti al diritto allo studio e alla pluralità dell’educazione, un attacco alle condizioni di lavoro di oltre un milione di occupati nel settore, un attacco al futuro del nostro Paese.
E come si reagisce di fronte a questo attacco senza precedenti? Mi verrebbe da dire “Con una mobilitazione adeguata, massiccia, senza precedenti”. Ma non mi pare proprio che si stia preparando tutto questo. I sindacati della triplice sono già tutti presi e indaffarati nella lotta per vincere le prossime elezioni delle RSU, per dimostrare la loro tenuta e la loro prevalenza sulle altre sigle sindacali. SNALS e GILDA sono da sempre sostanzialmente favorevoli alla “riforma” e filogovernativi. L’Onda delle superiori non è ancora ripartita. I genitori e i docenti del movimento stanno ragionando sulle piccole o grandi vittorie ottenute dalla mobilitazione dello scorso anno e sulle novità (tutte negative) del nuovo anno scolastico, in attesa di rimettersi in agitazione. Nel frattempo il duo Gelmini-Tremonti va avanti, prepara la seconda ondata di tagli per il prossimo organico di diritto, mentre le TV del governo si affannano a dimostrare che l’anno scolastico è cominciato regolarmente, senza alcun problema. Ma proprio ieri a Roma c’è stata una manifestazione nazionale dei precari della scuola, quei colleghi docenti e ATA che, dopo anni di lavoro a tempo determinato, rischiano quest’anno di rimanere a spasso o di lavorare solo per qualche mese, o per qualche ora la settimana. Sono gli unici che si stanno muovendo perché gli effetti nefasti della manovra Gelmini-Tremonti ricadono direttamente sulla loro pelle. Se li lasciamo soli la loro lotta è già persa in partenza. Ma lasciarli soli è un atteggiamento miope, la scuola è già peggiorata per ciascuno di noi dal 16 settembre scorso. E le condizioni di lavoro peggioreranno nei prossimi anni. Anzi già dai prossimi giorni. Avete pensato a cosa succederà quando si ammalerà un collega? Non essendoci compresenze e non avendo le scuole finanziamenti per le supplenze, gli alunni saranno suddivisi in piccoli gruppi e saranno destinati alle altre classi, fino a cinque giorni di assenza del lavoratore, ma anche più (con la domenica di mezzo i giorni potranno anche essere più di 5). In quelle classi che li ospiteranno le lezioni verranno compromesse sia per gli alunni frequentanti sia soprattutto per il gruppo dei nuovi arrivati. Cosa risponderete alle lamentele sacrosante dei genitori? Che non ne sapevate nulla? Che non conoscevate gli effetti della riforma Gelmini? E verrete creduti? O sarete ritenuti responsabili per non aver avvertito i genitori degli effetti nefasti della riforma? Pensateci bene. E’ la nostra professionalità in discussione. Siamo professionisti del settore, informati dei fatti e consapevoli di ciò che accadrà. Non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità. Allora mi viene da pensare che lo sciopero dell’UNICOBAS sarà l’UNICO SCIOPERO del settore scuola in questi mesi di fine 2009, dichiarato contro tutti gli effetti nefasti della manovra Gelmini-Tremonti. Chi è contro la “riforma”non può trascurare questo fatto.
A chi mi fa notare che lo sciopero non è più uno strumento adeguato, rispondo che dal1971 anno del mio ingresso nel mondo della scuola SEMPRE chi non voleva scioperare ha sollevato la questione della ricerca di strumenti e metodi più incisivi, ma MAI li ha cercati e trovati.
Io mi tengo ben stretto l’unico mezzo che ancora ho per manifestare pubblicamente le mie idee.
Io sciopero perché SO che la scuola in cui dovrò operare nei prossimi mesi avrà delle lacune enormi e non voglio essere coinvolto in questo disastro. I genitori che forse mi criticheranno ora potrebbero
condividere le mie ragioni in un futuro prossimo. E alla considerazione delle persone che mi affidano i loro figli tengo molto più che agli elogi dei presidi o dei ministri di turno.
Ho letto oggi sulla stampa che il 9 ottobre è prevista in 50 città italiane la manifestazione degli studenti delle superiori contro la riforma che diventerà operativa dal prossimo anno scolastico.
Un buon motivo in più per scioperare: permettiamo ai docenti di essere in piazza con i loro studenti!
Lo scorso anno il grande movimento di resistenza contro la manovra Gelmini-Tremonti è partito con lo sciopero Unicobas del 3 ottobre, quest’anno è partito sempre il 3 ottobre con la manifestazione nazionale dei precari.
La conferma della data sembra di buon auspicio. La tappa del 9 ottobre diventa fondamentale per richiamare all’attenzione dei lavoratori, dei genitori e della stampa i problemi enormi della scuola italiana. SI E’ APERTO L’AUTUNNO CALDO DEL MONDO DELLA SCUOLA. Ogni occasione per manifestare il nostro dissenso va raccolta e lanciata.
Mauro Annoni, maestro al 37° anno di insegnamento
Sul sito www.unicobas.it compaiono i due manifesti sullo sciopero del 9 ottobre e sulla manifestazione nazionale a Roma ore 10 sotto il Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere.
Gli stessi manifesti sono pervenuti all’Unicobas di Pesaro, via Scialoia 66, e possono essere ritirati per l’affissione nelle scuole Tel. 347-4839114 Mauro

