L’amore non è mai banale

Ci sono momenti in cui l’amore diventa l’unica via per accettare, guarire, fortificare tutte quelle ferite, tutte quelle parole non dette, tutte quelle situazioni in cui avresti voluto agire e non l’hai fatto, per pudore, per insicurezza.
Ebbene l’amore diventa la cura che guarisce il male; ma deve essere una cura somministrata a piccole dosi, perchè l’amore può spaventare e allora lo sfuggi perchè lo temi, te ne vergogni.
Io non so da dove arrivi questo sentimento così strano e profondo,ma so che è infinito e che riesce a muovere nei cuori di tutti sentimenti che non si credeva capaci di provare; l’amore, quello profondo e vero, quello di una madre per il figlio, quello tra due innamorati che non si ossida neppure dopo il passare del tempo, questo amore è capace di farci sopportare, farci reagire alle situazioni più inpensabili, alle situazioni più dolorose. Una volta una persona a me cara mi disse “Io non ho paura della morte,ho solo paura che da là tu non possa sentire più il mio amore”. Beh, credo che l’amore di cui stiamo parlando sia capace anche di questo, superare ogni confine, anche quello che sembra più lontano e infrangibile.
“…E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con profondità fiduciosa, senza farti distrarre da niente, aspetta e aspetta ancora. Stai fermo, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va dove lui ti porta.” susanna tamaro
AnnaMaria e Mery
Pile di inquinamento
Nel dicembre del 2008 è entrato in vigore il decreto sulla raccolta ed il corretto smaltimento delle pile esauste. Un decreto lodevole, se solo a supportarlo ci fossero le autonomie locali. All’apparizione del pronunciamento sembrano, infatti, essere spariti tutti gli appositi cassonetti a Pesaro. Ed allora a che cosa serviranno i simboli dei bidoncini barrati (stampati per legge entro il settembre 2009) sulle batterie quando non saranno disponibili i punti di raccolta? Certo, entro l’ottobre 2009 tutti i negozi che vendono pile dovrebbero provvedere ad all’estire dei cassonetti per raccogliere le pile esauste, ma chi ci penserà fino a quel momento? E poi, dopo, chi vigilerà sull’effetivo corretto smaltimento del rifiuto da parte dei negozianti? Un piccolo post-it per la Giunta Comunale di Pesaro, se non per il dovuto assessore:un grammo di Mercurio, contenuto in una singola pila, può arrivare ad inquinare fino a 1000 (mille) litri di acqua.
Il modello ibrido Pubblico – Privato

Il 1992 segna una svolta epocale nel tessuto politico, economico e sociale del sistema Italia.
Dalla stagione degli alti redditi e della bassa tassazione degli anni ‘70-‘80 ci si inoltra nella discesa inesorabile che dura tutt’ora .
Il governo Amato e con lui tanti altri governi europei, impostano le politiche pre-euro col trattato di Maastricht e il processo di unificazione monetaria, ma non economica, si conclude 7 anni più tardi il 1 gennaio1999 con l’euro moneta unica europea.
Il patto di stabilità tra deficit e PIL impone vincoli pesanti ai bilanci dei singoli Stati e subito nascono ovunque legislazioni compensatorie volte a dotare le governance locali di strumenti di bilancio atti a fronteggiare la nuova situazione.
Le municipalizzate, ad esempio, vengono trasformate in s.p.a., sottraendo così al trattato di Maastricht porzioni di bilancio consistenti relative ai servizi primari e i Comuni ricevono un volano di sgravio di bilancio notevole, destinando quelle risorse ad altri scopi.
La forma delle s.p.a. configura da subito un ibrido tra pubblico e privato, in quanto, i relativi criteri di gestione sono privatistici , ma i soci di maggioranza sono di nuovo gli Enti Pubblici.
Si creano così paradossali situazioni di conflitto di interesse e le politiche ambientali relative ai grandi beni comuni (acqua, energia, igiene urbana) vengono decise, formalmente, dalle maggioranze pubbliche dei consigli di amministrazione delle s.p.a., ma in pratica e principalmente, dalle esigenze di business dell’amministratore delegato, in veste di “gestore dell’interesse pubblico”.
Le tariffe, fonte principale di aumento di utili, da dividere in quota coi soci pubblici, esplodono, ma i servizi peggiorano di anno in anno, soprattutto in area vasta, nonostante i tanti processi di fusione tentati.
Col tempo, tra gli Amministratori , comincia a diffondersi il detto : “ ai tempi delle municipalizzate facevamo ottimi servizi ma non avevamo una lira in tasca ” , emblematico della nuova governance ibrida pubblico-privata.
Un’altra legislazione compensatoria , rispetto al trattato di Mastricht, è quella della cosiddetta “urbanistica partecipata”.
Le procedure di PRG vengono snellite a favore di privati che manifestano l’intenzione di investire nel territorio e i Sindaci-imprenditori sfruttano il potere della rendita edilizia negoziando l’accordo tra opera privata da un lato e urbanizzazioni per il pubblico dall’altro.
Se un terreno vale 100.000 euro prima della variante e 1 milione di euro dopo la stessa, in quanto reso edificabile, la differenza derivante, appunto la rendita, viene spartita tra il privato e il pubblico.
Il primo, per altro, realizza l’opera intera, mentre il secondo, il più delle volte, crea urbanizzazioni a macchia di leopardo e ,di conseguenza, una città fragile .
Il territorio, divenuto merce di scambio, si depaupera irreversibilmente.
I cittadini diventano sempre più consapevoli della precarietà di questi modelli di governance, per altro accettati come ineluttabili dai vari amministratori indipendentemente dall’area politica di riferimento.
Nella nostra Provincia , a seguito di una serie di vertenze, tutte riconducibili ai modelli di governance sopra esposti, nasce, negli ultimi 4 anni, un coordinamento di comitati ed associazioni che realizza, nella Carta dei Diritti e delle Rivendicazioni del Territorio, il documento cardine di denuncia contro la situazione creatasi.
Il documento tratta un’ analisi accurata della situazione dei servizi relativi ai grandi beni comuni , nell’ambito provinciale in primis , ma estendibile anche alle principali aree urbane, indicando ai futuri nuovi amministratori quali sono le criticità dei modelli attuali.
L’amministratore che aderisce ai principi della Carta si troverà, per altro, a dover superare le criticità del modello attuale dovendolo per forza governare in controtendenza.
Sarà capace il nuovo Sindaco di rinunciare a maggiori utili in cambio di maggiori investimenti e quindi di servizi migliori?
Sarà capace di dire no al potere della rendita, al fine di realizzare una città e un territorio più a misura d’uomo ?
Nell’universo probabilistico e spesso imprevedibile ed indeterminato che abbiamo di fronte , comunque è certa una nuova consapevolezza che si sta imponendo tra i cittadini resistenti .
Sarà con loro che i nuovi amministratori dovranno inevitabilmente confrontarsi.
ing.Gaio Valerio Marchi
Laboratorio Le Nuove Resistenze
Voto in Provincia: dov’è la scelta?

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E’ proprio senza alternative la scelta che ci apprestiamo a fare votando per il Presidente della Provincia.
Otto sono i candidati “papabili”, ma nessuno corrisponde ai veri bisogni del nostro territorio.
Facendo una scansione da sinistra a destra (per semplicità utilizziamo questo antico modo di pensare la politica) possiamo trovare i seguenti candidati (in ordine nell’immagine; non è stata trovata una foto dell’ultimo):
Matteo Ricci – “Partito Democratico” ed unico candidato di sinistra: questo la dice lunga sull’idea di progressismo che ha la nostra Provincia.
Antonio Bresciani – “Lista Antonio Bresciani”, che se tenterà di gestire la Provincia come sta gestendo il suo sito internet, metterà in ginocchi il nostro territorio in men che non si dica.
Marcello Mei – “Unione di Centro”, che ormai possiamo pure chiamare: Unione di Centro Destra.
Roberto Giannotti – “Popolo delle Libertà” che non sa farsi conoscere se non attraverso le solite vetrine mediatiche.
Fabrizio Dini – “Italia Centro”, ossia l’equivalente della Lega Nord per il Centro anche se tenta di descriversi come neutrale e non schierato. Cosa dire di questo partito? Se non risponde ai cittadini via mail, vuole far credere che poi li ascolterà una volta eletto?
Giorgio Cancellieri – “Lega Nord”, anche se non si capisce bene che cosa ci faccia in una Provincia del Centro Italia un partito nordista.
Giacomo Rossi – “La Destra-Fiamma Tricolore”, che predica l’avanzamento del nostro territorio ma non ha nemmeno una piattaforma internet.
Davide Ditommaso – “Forza Nuova” e qui non ci sprechiamo neanche a commentare un partito di ispirazione fascista.
Troppe liste o… poche liste?
In tutti i quotidiani, in questi giorni, vige un solo tormentone: “Nove candidati, un eccesso”.
Ma se provassimo a guardare questo fiorire di liste e partiti da un altro punto di vista?
Ballerini, Cascino, Ceriscioli, Margiotta, Mascioni, Morsiani, Roscini, Sebastiani, Stafoggia (in ordine nell’immagine; non sono state trovate immagini delle “new entry”). Tanti candidati sindaci supportati da tantissimi candidati consiglieri comunali, spalmati trasversalmente da destra a sinistra, vogliono forse fotografare un malumore percepito ovunque, da qualsiasi comune cittadino, che si è visto sottrarre la Città per darla in pasto ai privati, dagli immobiliaristi in poi.
Nove liste sono la prova che Pesaro ha voglia di cambiare, che i cittadini si vogliono occupare della propria Città. Questo bailamme di candidati rappresenta un’attività culturale del Comune, non indifferente.
Eppure di liste ne abbiamo ancora poche. Sono veramente rappresentate tutte le vedute dei cittadini tra queste nove? A voi lettori la risposta.
Ostinate associazioni e politica ostinata

Qualche mese fa è partito nella zona di Pesaro un curioso progetto di collaborazione fra varie associazioni che si prefigge di riportare l’ostinata politica “di casta” fra la gente comune.
Il progetto ha preso il là da una iniziativa dell’ormai storico “circolo rosso & verde” e sotto l’incalzare dei loro tentativi di coinvolgere il più ampio numero di associazioni che operano nel sociale è diventato un programma comune condiviso da: Energeco, ENPA, Greenpeace, Gruppo acquisti solidali, Legambiente, LIPU, Lupus in fabula, Polisportiva 1000Piedi, Rosso & Verde, SpettatoriMaiPiù, WWF.
Certamente il fine è ambizioso: aprire, nella nostra città, un dialogo sui temi politici che devono entrare nei diversi programmi, in vista delle imminenti elezioni comunali.
A questo scopo abbiamo lavorato alla stesura di un documento comune che affronta i numerosi e urgenti problemi locali e alla compilazione di un questionario che verrà presentato a tutti i candidati sindaci della città, il questionario si compone di 90 domande che trattano i più svariati temi: SITUAZIONE ECONOMICA – PARTECIPAZIONE – PROGRAMMAZIONE – AMBIENTE – URBANISTICA – ACQUA – MOBILITA’ – ENERGIA – RIFIUTI – ANIMALI – ECONOMIA EQUO/SOLIDALE e CONSUMO CONSAPEVOLE – CULTURA – SERVIZI INFORMATIVI – IL SOCIALE – GIOCO e SPORT .
Per evitare possibili strumentalizzazioni e/o facili ambiguità da parte dei nostri politici, Il questionario è a risposta chiusa con quattro possibili opzioni: favorevole come priorità/ favorevole/ contrario/ contrario e mi opporrò in ogni sede.
Tra le altre cose, chiediamo ai candidati cosa ne pensano di rendere noti i nomi dei possibili assessori del proprio schieramento prima del voto.
L’obbiettivo è quello di mettere con le spalle al muro i candidati ed obbligarli a illustrarci nero su bianco il loro sentire, le loro soluzioni, le loro priorità. Il progetto ha un senso non solo perché così l’elettore può conoscere meglio chi dovrà votare ma anche perché a elezione avvenuta potremo controllare quanto il nostro futuro sindaco sarà coerente.
I prossimi giorni due gentili inviate recapiteranno i questionari ai malcapitati.
Non ci resta che aspettare.
Per la visione del documento delle associazioni di base e informazioni: http://www.consultapesaro.org/
Il latte. La cruda verità.

All’inizio del 2009 la vendita di latte crudo nei distributori ha subito un crollo del 50%.
E’ la conseguenza immediata di una abilmente orchestrata campagna diffamatoria nei confronti dei produttori locali che con grandi sacrifici sono riusciti negli ultimi anni a sviluppare una rete di vendita diretta di questo prezioso alimento. Produttori come Andrea Busetto, allevatore pesarese da sempre in prima linea per difendere il diritto dei cittadini di poter scegliere il latte crudo come alternativa alle grandi distribuzioni.
A dicembre dello scorso anno, abbiamo assistito ad un allarmismo esagerato di tutti i media che riportavano notizie di alcuni casi di sindrome emolitico uremica indotta da Escherichia Coli, presumibilmente causati dal consumo del latte crudo. Il collegamento non è mai stato confermato ma ha fornito un pretesto perfetto per generare in tempi record un’ordinanza del Ministero sull’indicazione di obbligo di bollitura. Obbligo inesistente per tanti altri prodotti che si acquistano da sempre crudi come carne, pesce, verdure o frutta.
Giudicando dai recenti dati citati all’inizio, lo scopo è stato ampiamente raggiunto – il latte alla spina è stato bollito (e bollato) ad hoc!
Ma si tratta davvero di una vera e propria guerra tra le grandi industrie del latte ed i piccoli produttori locali? Secondo noi (e anche secondo Busetto) senza alcun dubbio.
L’intenzione di simili campagne mediatiche è quella di far associare alla collettività l’aggettivo ‘industriale’ con ‘più controllato’ o/e ‘più sicuro’. Ma questo abbinamento corrisponde alla realtà?
Vogliamo ricordare lo scandalo dei formaggi della scorsa estate?
Avremmo desiderato tanto vedere lo stesso impegno dei media sulla truffa dei formaggi riciclati, con moltissimi grandi nomi industriali coinvolti alla faccia della sicurezza alimentare!
Non ci sembra comunque di aver assistito ai processi in diretta dei vari imprenditori del settore, anzi, ci chiediamo quante persone sono venute a conoscenza di questi fatti visto che la notizia era sparita (sempre in tempi record) dai titoli e ha continuato a girare solo in rete. I prodotti dei marchi coinvolti come Galbani regnano indisturbati negli scaffali dei supermercati come se nulla fosse successo.
Le industrie negano che ci sia in atto una guerra, mentre alle persone come Busetto rimangono pochissimi modi per difendersi se non cercando di diffondere le notizie reali sul loro prodotto, a cui l’autore di questo articolo da una totale fiducia.
Oggi più che mai vediamo nelle piccole produzioni locali l’unica vera garanzia per la salute e per la sicurezza dei consumatori.
p.s. Intanto veniamo a sapere che la Granarolo è recentemente tornata ad offrire ai soci il prezzo al litro di 20 (venti) anni fa (qui la notizia). Nessuna guerra in atto, vero?
immagine rielaborata di Watje11 su sxc.huGradara non è più… Assediata
La rocca di Gradara sarà orfana dei tradizionali fuochi d’artificio, una tradizione ormai consolidata per la festa dell’”Assedio al Castello”.
Il Comune si è visto obbligato a cancellare l’evento che riviveva l’assedio del 1481, quando la famiglia Sforza comprò la rocca dai Malatesta, famiglia di Rimini che governava, tra l’altro, anche Pesaro.
L’attrazione dell’Assedio riusciva a raccogliere nella piccola città marchigiana circa tremila persone ed era una risorsa importantissima per l’economia locale.
Gli sponsor coprivano il 70% del costo dell’evento (circa 70.000 euro), ma ora vi è una forte mancanza di questi. Il Comune di Gradara tace sulla questione e per il momento non ha preso una posizione ufficiale.
Comunque sia, la Proloco di Gradara, a detta della vice-presidentessa Maria Ida Bischi, sta preparando una grande estate con eventi e manifestazioni che non faranno rimpiangere la mancanza dei fuochi artificiali.
A chi credere? Non ci resta che aspettare… l’Assedio 2010!
Resistenza e lotta politica
Come tutti gli anni, il 25 Aprile torna ad essere un momento di scontro tra le parti piuttosto che un momento di unione e di fratellanza nel nome della democrazia ottenuta.
Per sottrarci dal giudicare ed assegnare onoreficienze ai Partigiani piuttosto che agli Alleati, e viceversa, abbia pensato di riportare un breve riassunto tratto da un manuale di storia.
La memoria è l’unica arma che possediamo per difenderci nel futuro.
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A partire dall’autunno del 1943, nel Sud d’Italia il vecchio Stato monarchico sopravviveva esercitando la sua sovranità sotto il controllo Alleato (americano) mentre nell’Italia settentrionale il fascismo risorgeva dalle sue ceneri sotto la protezione degli occupanti nazisti.
Il 12 settembre 1943, un commando di aviatori e paracadutisti tedeschi liberò Mussolini dalla prigionia. Pochi giorni dopo, il duce annunciò la sua intenzione di dar vita, nell’Italia occupata dai tedeschi, ad un nuovo Stato fascista, la Repubblica sociale italiana (Rsi), ad un nuovo Partito fascista repubblicano ed ad un nuovo esercito. La Rsi, che stabilì la sua capitale a Salò, si proponeva di combattere contro gli artefici del “tradimento” del 25 luglio (arresto di Mussolini): monarchici, “badogliani” e fascisti moderati. La Repubblica di Mussolini non acquistò mai una vera credibilità per la sua totale dipendenza dai tedeschi, che si comportavano a tutti gli effetti come un esercito di occupazione. La principale funzione svolta dal governo di Salò fu quella di reprimere e combattere il movimento partigiano che stava nascendo nell’Italia occupata per opporsi ai tedeschi. Le regioni del Centro-Nord diventavano così teatro di una guerra civile tra italiani, che si sovrapponeva a quella combattuta dagli eserciti stranieri.
I partigiani agivano soprattutto lontano dai centri abitati, con attacchi improvvisi ai reparti tedeschi e con azioni di sabotaggio e disturbo; ma erano presenti anche nelle città con i Gruppi di azione patriottica che compivano attentati contro militari o contro singole personalità tedesche o “repubblichine” (della Rsi). I tedeschi risposero con spietate rappresaglie.
Le bande partigiane si andarono organizzando in base all’orientamento politico prevalente fra i loro membri.
Fin dall’inizio le vicende della Resistenza si intrecciarono strettamente con quelle dei partiti antifascisti. Già prima della caduta del fascismo era sorto il Partito d’azione (Pda). Nello stesso periodo, esponenti cattolici avevano elaborato il programma di una nuova formazione destinata a raccogliere l’eredità del Partito popolare: la Democrazia cristiana (Dc). fu costituito il Partito liberale (Pli) e rinacquero il Partito repubblicano (Pri) e quello socialista, col nome di Partito socialista di unità proletaria (Psiup). I comunisti riuscirono a ricostruire buona parte del loro gruppo dirigente.
Nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre (armistizio), i rappresentanti di sei partiti (Pci, Psiup, Dc, Pli, Pda, oltre alla Democrazia del lavoro) si riunirono a Roma e si costituirono in Comitato di liberazione nazionale (Cln), incitando la popolazione “alla lotta e alla resistenza [...] per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni”. I partiti antifascisti si proponevano come guida e rappresentanza dell’Italia democratica, in contrapposizione agli occupanti tedeschi e ai loro collaboratori fascisti, allo stesso sovrano e al governo Badoglio, di cui il Cln chiese la sostituzione.
I partiti del Cln non avevano però la forza per imporre il loro punto di vista. Il governo Badoglio godeva della fiducia degli alleati americani. Nell’ottobre del ‘43 il governo dichiarò guerra alla Germania e ottenne per l’Italia la qualifica di “cobelligerante”; un Corpo italiano di liberazione combattè a fianco degli anglo-americani, in rappresentanza del ricostituito esercito italiano.
Il contrasto tra Cln e governo fu sbloccato nel marzo 1944 dall’inattesa e spregiudicata iniziativa del leader comunista Togliatti, giunto in Italia dall’Urss dopo un esilio. Appena sbarcato, propose di accantonare ogni pregiudiziale contro il re o contro Badoglio e di formare un governo di unità nazionale capace di concentrare le sue energie sul problema prioritario della guerra e della lotta al fascismo. La svolta di Salerno era in armonia con le scelte dell’Urss ma serviva anche a legittimare il Pci agli occhi degli alleati e dell’opinione pubblica moderata.
La scelta togliattiana consentì di formare il primo governo di unità nazionale, presieduto sempre da Badoglio e comprendente i rappresentanti dei partiti del Cln. Vittorio Emanuele III si impegnò a trasmettere provvisoriamente i poteri al figlio Umberto, in attesa che, a guerra finita, fosse il popolo a decidere la sorte dell’istituzione monarchica. Nel giugno 1944, dopo che Roma era stata liberata dagli alleati, Umberto assunse la luogotenenza generale del Regno. Badoglio si dimise e lasciò il posto a un nuovo governo di unità nazionale presieduto da Bonomi, emanazione diretta del Cln.
Le formazioni partigiane, che avevano la loro guida politica nel Cln Alta Italia (Clnai), si diedero anche una direzione militare con la costituzione, nel ‘44, di un comando unificato. La base di reclutamento delle bnde si allargò anche per l’afflusso di molti giovani. Le azioni militari dei partigiani divennero più ampie e frequenti. Molte città furono liberate prima dell’arrivo degli alleati. In alcune zone dell’Italia settentrionale la Resistenza riuscì addirittura a creare delle “repubbliche partigiane”, amministrate secondo modelli di autogoverno popolare.
Nel ‘44 il ministero Bonomi riconobbe il Clnai come suo rappresentante nell’Italia occupata. Nella primavera del ‘45, con la ripresa dell’offensiva alleata e il definitivo cedimento delle difese tedesche, la Resistenza sarebbe stata pronta a promuovere l’insurrezione generale contro gli occupanti in ritirata.
Raccolta differenziata porta a porta: le prime multe
Per trovare gli irriducibili cittadini, gli 007 non si sono risparmiati

Secondo l’informazione locale di qualche giorno fa, sono arrivate a circa una trentina di cittadini pesaresi le prime multe perché: “si ostinavano ad abbandonare sacchetti fuori orario o appoggiati sui marciapiedi”.
Non c’è che dire, quando si tratta di gravare sui già abbondantemente provati redditi dei cittadini, le amministrazioni dimostrano sempre un’incredibile efficienza.
In tutti i campi e in tutti i settori, non possiamo che prendere atto che le uniche modalità di contatto tra gli organi di controllo ed educazione (che fanno capo alle varie amministrazioni) e la cittadinanza, rimangono sempre le sanzioni monetarie… le multe (vedi videored e parcheggi blu).
A questo dobbiamo obbligatoriamente aggiungere i vari balzelli (parcheggi in centro a pagamento per i residenti, bollini blu, pulizia caldaie…) sui quali, come minimo, andrebbe fatta un’analisi sulle modalità di attuazione e sugli effettivi buoni risultati che avrebbero portato.
Se con “buoni risultati” si intendono le maggiori entrate nelle casse comunali (o di chi ne fa le veci), alle quali corrispondono sempre maggiori uscite dai nostri bilanci familiari, allora non possiamo che essere d’accordo. Altra cosa naturalmente è trovare gli effettivi benefici ambientali o sociali, riguardo ai quali siamo molto scettici.
Tornando ai rifiuti ed alla politica di rapporto con i cittadini adottata, non possiamo non prendere in considerazione l’elefantico aumento delle tariffe dal 2001 in poi, non possiamo non preoccuparci delle affermazioni di Aspes riguardo ad altri aumenti per finanziare il “porta a porta” in tutta la città e soprattutto abbiamo il dovere di sentirci vessati da questo continuo ricorso alle sanzioni economiche che, in realtà, non porta educazione ma, al contrario, attraverso il senso di “ingiustizia subita”, scava un baratro tra cittadini ed amministratori che difficilmente sarà colmabile in futuro.
Ho un dato personale testimoniato dalle mie bollette: nel 2001 ho pagato come tassa sui rifiuti 4 bollette da 23,24 euro, nel 2008 4 bollette da 51,37 euro. Facendo i debiti conti, in sette anni abbiamo avuto un aumento vicino al 110%.
Se il mio stipendio negli stessi 7 anni fosse aumentato del 110% adesso prenderei circa 3200 euro…
Miracoli e miraggi delle privatizzazioni!
Immagine: modifica autorizzata dall’originale di freakvampire88

